Mototour 2008

MAROCCO

08/11/2008-23/11/2008

 

Con una galoppata di oltre 1.000 km da Séte a Roma, si è conclusa l’avventura dei nostri tre equipaggi che, con altri 55 amici, hanno attraversato il Marocco con il Mototour organizzato dalla FMI.


Un viaggio iniziato raggiungendo Genova, dove Lucia e Alberto, amici di motovacanza da lunga data, ci accolgono con una suntuosa cena, abbondantemente annaffiata di prosecco; poi dodici giorni, più quattro abbondanti di navigazione, per andare da Tangeri a Fes, dove siamo arrivati alle 2 di notte, ripartendo poi per Ar-Rachidia, attraverso il medio e alto Atlante e le gole dello Ziz, e, il giorno dopo, attraversare l’altopiano del Tafilalt fino a raggiungere le dune del deserto di Erg Chebbi presso Merzouga; qui, al pomeriggio, una gita sui 4x4 fra le dune, conclusasi con l’insabbiamento del mezzo su cui viaggiavano proprio i nostri soci.


Si riparte all’alba per attraversare l’altopiano della valle del Dadès, con una sosta alle Gorges du Todra, buttandoci poi su una tortuosa strada di montagna che, con passi a 2.500 m.s.l.m., ci porta alle cascate del Ouzoud, una tappa di 14 ore per 570 km resa più difficile (neanche se ne sentisse il bisogno) dagli ultimi 100 fatti al buio su una strada completamente franata che ci ha costretti, con le nostre moto stradali, ad una impegnativa prova di enduro fra guadi, fango, massi e strapiombi al nostro fianco; forse guidiamo un po’ meglio di quanto pensiamo, sicuramente siamo molto, ma molto fortunati, comunque arriviamo tutti salvi, anche se stravolti, a destinazione e il mattino successivo possiamo visitare a piedi le cascate e fare amicizia con le scimmie che vivono lì.


Su strade da persone normali (ci sono solo tornanti e avvallamenti), al pomeriggio partiamo per Marrakech, di cui facciamo solo una visita notturna alla Piazza dei Serpenti, una sorta di dantesca bolgia infernale, dove una folla di migliaia di anime dannate si staglia nera in controluce sullo sfondo di fumi illuminati che si alzano dai laghi ribollenti di lava; avvicinandoci, la situazione si fa più rassicurante, si tratta soltanto di normali persone che si affollano in circolo attorno a giocolieri, cantastorie, suonatori di tamburo e ammaestratori di serpenti, mentre i laghi di lava fumigante si rivelano semplici griglie su cui vengono cotti spiedini di carne in decine di stand-ristoranti (una sorta di festa dell’Unità stile Marocco), alle spalle degli stand il mercato di souvenir per la gioia dei turisti.


Ancora in moto per una breve tappa verso Essaouira, porto fortificato dichiarato patrimonio dell’Unesco, con le sue case bianche che le meritano in nome di “città bianca”, qui ci rilassiamo con un bel giro delle mura e dei vicoli pieni di banchetti dei venditori ambulanti; il giorno successivo si raggiunge Agadir, dove faremo il nostro unico giorno di sosta, una scelta non felicissima, perché, anche se è la città più grande e più turistica del Marocco, è una città moderna, ricostruita dopo il terremoto del ’60 in stile Riccione, ma, almeno pranziamo a base di pesce; torniamo a Marrakech, questa volta in tempo per visitarla con guida e pullman, girando per la vecchia medina e visitando il palazzo imperiale ed il celebre minareto.


Ripartiamo per la nostra “città santa”: Casablanca (Moto By Casablanca è il nostro MBC); qui visitiamo la moschea e facciamo la foto di rito sotto il cartello, aggirandoci poi tra i banchi del souk attraverso la medina; di nuovo in sella e raggiungiamo Meknes, altro patrimonio dell’Unesco, dove due gentili poliziotti ci scortano permettendoci di fare il giro in moto della città, quindi, di corsa, a Fes, dove ci aspetta il pullman con guida, per girare la città, visitando le concerie di pelle e le fabbriche di ceramiche e di tappeti.


Infine l’ultima tappa ci riporta a Tangeri per l’imbarco, ma la nave è in ritardo di 8 ore e altre 9 ne accumulerà al ritorno; così anziché sbarcare alle 6 di mattina della domenica e tornare in due tappe, avevamo già prenotato albergo e, soprattutto, ristorante (dopo due settimane di cucina marocchina!), arriviamo alle 11,30 di notte; non ci resta che trovare un albergo in loco e ripartire la mattina successiva facendoci in una sola tappa tutti i 1.050 km; quanto al ristorante, ci accontentiamo di un piatto di pasta all’autogrill.


Ora ci restano i ricordi, i rimpianti per quello che avremmo ancora potuto fare e vedere e non abbiamo fatto, la nostalgia per i colori del Marocco, e la nostra solita, insaziabile voglia di nuovi viaggi, nuove avventure.